Sudmania – Sgrendenay: 6 – 7

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Poi arriva la serata che ti ripaga di tutte le altre. Quella che vale da sola il biglietto della stagione, che riporta l’emozione del calcio e della vittoria nella tua testa quando te l’eri quasi dimenticato, alla fine di una partita che dura dodici minuti in tutto, ma concentrati di fatica, rabbia, gioia, panico, stupore, meraviglia.

Dodici minuti, quelli in cui rovesciamo una gara che avevamo già perso. L’avevamo persa alla fine di un primo tempo giocato sotto tono in cui avevamo incassato tre reti che sancivano senza mezzi termini la distanza in classifica tra noi e loro, ultimi contro terzi. L’avevamo persa dopo 8 minuti della ripresa, nonostante il gol lampo di Teo (botta rasoterra sull’appoggio da calcio d’angolo di Mattia) che ci aveva illuso appena rientrati, schiacciati poi da un altro doppio vantaggio degli avversari.

L’avevamo persa. E poi?

Poi qualcosa è successo, che è difficile spiegare se non in termini di pura energia. L’energia di ROBY che rimette i guantoni per dimostrare ancora una volta quanto vale, come se fosse necessario; l’energia di TEO che è tornato a fare il titolare a tempo pieno, a far sentire tutto il suo peso là dietro: l’energia di SCONCH che si mette a correre all’alba per dare l’esempio; l’energia di DENIS che combatte coi turni per essere di nuovo fra noi; l’energia di ALDONE che si fa un’iniezione di antidolorifici per guidare il riscaldamento e la rimonta; l’energia di MATTIA che ogni partita è un poco più dentro questa squadra e si sacrifica per lei; e poi l’energia di MAX che all’ottavo minuto della ripresa si mette a cantare la riscossa.

Succede tutto in una manciata di secondi, un’azione dietro l’altra, con quelli del Sudmania che non fanno in tempo a capire cosa sta succedendo e i nostri avanti che segnano una rete poi un’altra e un’altra ancora come se fosse improvvisamente diventato normale e semplice stoppare, dribblare, calciare, gonfiare la rete avversaria. Un’esplosione improvvisa, che nel giro di pochissimo, un’azione di seguito alla successiva, cambia il risultato, lo accorcia, lo porta incredibilmente in pareggio e poi persino a nostro vantaggio quando prendiamo il fallo buono sulla trequarti, Aldo raddrizza la schiena che lo fa soffrire e sgancia un missile terra-aria che spacca la porta e la partita.

Sembra tutto così assurdo che non ci crediamo. Ci litighiamo sopra. Chiamiamo il time-out per rifletterci meglio. Fuori ci sono Ale che incita tutti come se fosse il Mister in seconda e Miki che fa la cronaca per chi è a casa. E così ci siamo proprio tutti, su quel campo di Sacile, c’è anche Mec, che si sveglia dal suo pisolino, anche Marco Callegher e Marco Sandre, anche Manuel, anche Stefano Doc. E però mancano cinque minuti che sembrano un’infinità di tempo. Lo sono in effetti. Anche perché gli avversari si riorganizzano e ripartono e noi cominciamo ad avere paura di vincere, arretriamo. Fino a quando arriva il corner che ci punisce. Una palla in mezzo, uno di loro che con una finta si fa trovare al posto giusto e la mette dentro.

È l’uomo di Max, quello lì, Max che non sa difendere bene, che sa solo attaccare. E allora, per farsi perdonare, fa l’unica cosa possibile: a pochissimi secondi dalla fine, quando la partita è finita, si trova fra i piedi l’ultimo pallone del match sulla linea di metà campo e se lo porta dietro per mezzo stadio come se fosse un dovere, con uno scatto che brucia il suo marcatore e se lo trascina via, dietro di lui, sospeso nel silenzio di tutti gli altri che lo guardano, dal campo, dal bordo del campo, dagli spalti di uno stadio splendido, nella cornice di un palazzetto che improvvisamente sembra non finire mai e che invece all’improvviso finisce, un momento prima che finisca la partita, finisce dentro l’area di rigore, a un passo dalla porta, dal portiere, finisce nel tocco di destro che va sotto la traversa e gonfia la rete, finisce nel boato degli Sgrendenay, lì e a casa, nell’esultanza di Max che si porta un dito sulla tempia come a dire “testa, ci vuole testa” o come a dire “robe da pazzi”, finisce nel fischio dell’arbitro che sancisce la chiusura di una partita che è già storia, la nostra storia, e che resterà nella memoria come una storia bellissima nonostante o forse proprio per tutta la sacrosanta fatica, le incomprensioni, i difetti, gli sbagli, le parole dette e non dette e tutto il resto che siamo noi, che in fondo è il calcio, che è semplicemente la vita.

Formazione: Roberto ROBY Basso, Matteo TEO Gottardo, Alessandro SCONCH Scomparin, Denis PIPPO Pasini, Aldo ALDONE Nadalin, Mattia CUZ Marcuzzo, Massimo MAX Cuomo. In panchina: Alessandro ALE Carnio, Michele MIKI Carniel. Primo tempo: 1 – 0; 2 – 0; 3 – 0. Secondo tempo: 3 – 1, Teo su assist di Mattia da calcio d’angolo; 4 – 1; 5 – 1; 5 – 2, Max su assist di Aldo; 5 – 3, Max su assist di Aldo; 5 – 4, Mattia su assist di Max; 5 – 5, Max su assist di Mattia; 5 – 6, Aldo su punizione; 6 – 6; 6 – 7, Max.

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