Arbese 2013 – Sgrendenay: 3 – 2

Dolorosa, dolorosissima perché immeritata e perché ci avrebbe rilanciato lontano dalle zone basse della classifica. La trasferta di Fanna conferma un paio di cose: che ci siamo, che siamo tornati a giocare e che ce la giochiamo con tutti, ma che su quel maledetto francobollo che è il campo dell’Arbese (dove perdemmo uno storico spareggio-promozione incassando due goal da metà campo del portiere!) non c’è speranza di vincere.

Perché lì tutto si annulla, un po’ come al Parco delle Rose di San Donà, per intenderci: la tattica e la tecnica si perdono per trasformarsi in un fatto nervoso, di pura adrenalina, di palle che schizzano, di contrasti di corpi sudati e ritmico rumore di fondo. Una lavatrice che lava più bianco, perché sotto le luci forti i pali bianchi e le traverse bianche spariscono sullo sfondo dei muri bianchi. C’è il parquet chiaro che stacca sotto i piedi, ma su cui si scivola lievemente, e i piccoli spalti che si affollano nel secondo tempo delle voci delle squadre che giocheranno dopo di noi. Una centrifuga che ci centrifuga.

E nonostante tutto, che partita facciamo! Sì, la facciamo noi, perché gli avversari (come all’andata) optano per attesa e ripartenza e così passiamo prestissimo in vantaggio su una giocata di Ale (il migliore in campo dei nostri) che negli spazi stretti si diverte un mondo: dribbling rapidissimo e palla in mezzo, dove c’è Stefano che devia col corpo, in qualche modo, e ci porta avanti (fissando il suo quinto gol in tre partite!).

È tutto talmente stretto che provi la sensazione che la palla non passerà mai tutte quelle maglie, che segnare ancora sarà improbabile, che potrebbe finire così, uno a zero. Invece, dopo un primo tempo giocato benissimo, si apre un varco e gli altri pareggiano.

Va bene, non importa, siamo in partita, la stiamo facendo noi. Ci beviamo un sorso d’acqua nell’intervallo, rientramo e colpiamo con uno splendido contropiede: Ale vola sulla fascia destra e torna al gol dopo quasi un anno di attesa, con un rasoterra perfetto che coglie il palo e rotola dentro. Restiamo un istante col fiato sospeso a osservare se il cuore di Ale si fermerà di gioia, ma per fortuna no.

Solo che poi ci sfilacciamo un poco, cediamo alla percussione degli avversari che cambiano praticamente squadra (sono in dieci in panchina) e si incuneano negli spazi e trovano prima il pareggio e poi il vantaggio mentre noi non riusciamo più a essere precisi e concreti, anche se il pareggio almeno ce lo meriteremmo tutto. Perché oltre al principino resuscitato, Carnio, c’è sempre Doc che lotta alla sua maniera, Manuel che vuole portarsi a casa la sua prima vittoria e corre come un matto, Roby che para tanto e para bene e Sconch che rientra a governare l’area di rigore con rigore sincero. Da qualche parte c’è anche Max, a tentare di fare la boa, sperduto in una trance schiumosa, da lavatrice, su un campo dove non segna mai (!) e scolorisce sempre. È lì, in attesa dall’inizio della partita del pallone buono che alla fine arriva: Ale, ancora lui, fa venire il mal di testa agli avversari sulla fascia e mette al centro la sfera che l’attaccante sta per spingere dentro e invece viene investito da un TIR, atterrato in piena area, per quello che è un sacrosanto penalty per tutti (per tutti!) tranne che per l’arbitro.

Per cui, niente, smacchiati e stirati ce ne torniamo a casa, facciamo tappa dallo zio di Doc e, proprio perché siamo un bel gruppo davvero, trascorriamo la serata mangiando hamburger e discutendo seriamente fino a notte fonda di figa degli anni ottanta, un tema che se non ci aprirà le porte del Paradiso ci consente di non parlare di calcio per una sera. Per dire che il risultato è amaro ma troviamo il modo di digerirlo, con tanta voglia di andarci a prendere da qualche altra parte i punti che abbiamo smarrito indietro, come i rimpianti giovanili di quando avresti potuto avere tutto ma non te ne accorgevi nemmeno. Questa è la vita. Questo è il calcio. E alla fine della serata restano alcune frasi celebri, che non faranno classifica ma valgono persino e certamente ancora di più.

“Fino a trentacinque anni non ho fatto niente”. (Roby)
“Mi sarebbe piaciuto tanto, ma ero mona”. (Manuel e Doc in coro)
“A Cuomo invertiti avreste vinto”. (Max)
“Non sono bello, ma ho sempre saputo cogliere l’attimo”. (Sconch)
“Se escludiamo il risultato, è stata una delle serate più belle da quando sono negli Sgrendenay”. (Ale)

Formazione: Roberto ROBY Basso, Alessandro SCONCH Scomparin, Manuel MANU Ramon, Stefano DOC Drigo, Alessandro ALE Carnio, Massimo MAX Cuomo. Primo tempo: 1 – 0, Doc su assist di Ale; 1 – 1. Secondo tempo: 1 – 2, Ale; 2 – 2; 3 – 2.

parco_delle_rose

Il caro vecchio Parco delle Rose…

One thought on “Arbese 2013 – Sgrendenay: 3 – 2

  1. Mec

    Ero assente a questa trasferta, ma il racconto di Max mi ha entusiasmato per le parole, e rattristato per il risultato, sembra che questo anno calcistico 17/18 non vuole proprio decollare…
    Ma come tutte le cose, prima o dopo, e con i lunghi sforzi i risultati si vedranno. Non molliamo e adiamo a caccia dei tre punti già da questo mercoledì!

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